Un paese nel baratro

Posted on December 2, 2007

Come sempre, ci sono almeno tre-quattro casi di cronaca nera che tengono il popolino con il fiato sospeso. Garlasco, Erba, Perugia, ogni giorno sono in cima alle liste di priorità di TG e notiziari, come se la vita di 60 milioni di italiani dipendesse dal conoscere la verità su questi fattarelli.

Ma questi tre fatti che ho citato offrono ben pochi spunti di riflessione. In ciascun caso, è difficile andare oltre la semplice constatazione della follia dilagante. Il caso di Perugia è macchiato anche dalla presenza massiccia di droga, ma ormai è un dato di fatto che migliaia di giovani si sfondino di erba e coca ogni weekend, quindi passiamo oltre.

Interessante è - a parer mio - quello che sta emergendo dal caso dello zingaro Ahmetovic. Quella bestia che, ubriaco al volante di un furgone rubato, ha investito e ucciso quattro giovani tra i 15 e i 19 anni; quel mostro che, poche settimane dopo, prendeva il sole sul terrazzo di un residence, poiché agli arresti domiciliari ma senza domicilio (e quindi ecco lo Stato intervenire in suo aiuto!).

Ma questo caso è interessante per più motivi. Il primo, e più banale, è la solita lentezza degli enti giudiziari italiani. Un individuo simile dovrebbe essere messo ai lavori forzati immediatamente dopo la verifica del fatto, invece di permettere aberrazioni come quella in atto.

Ma oltre a questo, la vicenda si è ulteriormente macchiata di disgusto, quando lo schifoso zingaro è stato scritturato da un misero, meschino arraffone chiamato Alessio Sundas. Il quale, senza il minimo rimorso, lo ha “arruolato” nella sua agenzia di moda, permettendogli di essere testimonial di una linea di orologi e pantaloni con il marchio “ROM”. “Farò di questo assassino una star”, ammette candidamente sul proprio sito.

Se vi va di insultare questo miserabile, fatelo pure, l’email del suo sito è info@alessiosundasmodel.com.

Ma non è solo questo che fa ribrezzo. Il losco figuro, senza mezzi termini, ha ammesso in un’intervista al TG5 di percepire 5000 euro a serata da “varie discoteche”, se ci mandasse lo schifoso zingaro di cui è agente.

Sulla miseria morale di entrambi - zingaro e agente - si può dire quanto si vuole; ma altrettanto andrebbe fatto su tanta altra gente, che chissà perché i TG omettono di infamare.

Le discoteche in questione: come può il padrone di una discoteca invitare una bestia simile nel suo locale? Con che faccia lo fa?  Ma soprattutto: se lo fanno, vuol dire che in quelle discoteche ci va parecchia gente, quando i testimonial sono esseri simili. Quindi: questa gente? Queste migliaia di giovani che vanno in discoteca per ballare di fronte a un assassino, che ha ucciso quattro loro coetanei, cosa diavolo hanno nella testa?

Io ho varie idee in proposito. Ma prima di esprimerle, vorrei sentire qualche parere vostro. Quindi, se vi va, commentate, ditemi cosa ne pensate, e ne parleremo insieme.

Ciao a tutti.

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Vittorio Emanuele? Ma è la repubblica di Vanna Marchi! - Maurizio Blondet

Posted on June 21, 2006

Vittorio Emanuele? Ma è la repubblica di Vanna Marchi!
Maurizio Blondet
19/06/2006

Vittorio Emanuele IV, 69 anni. E’ accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e allo sfruttamento della prostituzione. Attualmente detenuto nel carcere di Potenza.
Alcuni lettori mi chiedono un commento sul «principe».
Fosse solo lui, Vittorio Emanuele, una intelligenza non straordinaria, abituata a vivere sopra i suoi mezzi (anche intellettuali) e perciò bisognosa di denaro (a fiumi), con ripetuta tendenza alla violenza, frutto di un lignaggio che aveva già dato prove di degenerazione: voglio dire, potremmo parlare di un caso patologico.
Ma qui, da queste intercettazioni, è una certa Italia che si esibisce.
Certo, c’è Vittorio Emanuele.
Che dice «là ci sono quattro sacchi di soldi» (al casinò di Campione).
Che sollecita una tangente per certe macchine da gioco, «ho bisogno di riparare l’aereo» che parla di «sventagliate di mitra», che si fa arrivare in camera «un pacco» cioè una ragazza, linguaggio da gangster, ridicola imitazione di Al Capone, ma senza mezzi (intellettuali) per quella vita.
Ma c’è anche quel Salmoiraghi da sempre padrone di Campione e del suo casinò extraterritoriale nonché medico condotto del paesotto più ricco d’Italia, che nessuno riesce a schiodare da quella greppia di miliardi anche sporchi; c’è la popolazione di Campione interamente omertosa, coperta d’oro immeritato.

E c’è Salvo Sottile, il portavoce di Fini, il «concussore sessuale sistematico», che raccomanda starlettes e future veline.
C’è il vicedirettore della RAI, Giuseppe Sangiovanni, che gli tiene bordone: «Una grande gnocca, per il tipo di trasmissione fa anche comodo».
Parlano anche loro da gangster: «Un bel tipo di porcella. Porcella doc», dice Sottile.
Alla Farnesina, gli mandano una ragazza, una certa Stella: «Ci facciamo fare un bel pompino, va».
In attesa della prestazione (che avverrà, pare, alla Farnesina) il portavoce promette: «Ho parlato con il mio omologo di Buttiglione. Dopodomani al consiglio dei ministri gli do il nome della ragazzina».
A questo serve il consiglio dei ministri.
Il macrò, tale Lorenzo, assicura: «sarà riconoscente, gliel’ho spiegato».
E Sottile: «Sarà meglio per lei. Sennò l’ammazzo di botte».
E c’è Bruno Vespa, lo strapagato giornalista-principe di questa certa Italia.
Con Sottile, parla di una trasmissione con Fini ospite.
«Com’è strutturata la trasmissione?», chiede il portavoce.
E Vespa: «Dipende da voi. Gliela confezioniamo addosso».
E’ così che i giornalisti diventano grandi, famosi, miliardari.

Sottile rifiuta la proposta di mettere accanto a Fini, a Porta a Porta, Rulea Jebreal, la bella giornalista di La 7.
«Non capisco perché, quella è una scassacazzi».
E c’è, come tralasciarla?, anche la moglie di Gianfranco Fini, Daniela Di Sotto.
Che ha una società con il senatore Francesco Proietti Cosimi, già segretario di Fini, nel settore sanitario.
Alla greppia della Regione, dove c’era Francesco Storace.
Un brano del colloquio fra i due.
Di Sotto: «No, l’errore è stato fatto all’inizio, Checchì… lo vuoi sapere quale errore abbiamo fatto io e te? Eh?… quando io sono andata a (omissis: che verbo nasconderà questo ‘omissis?) con Storace».
Proietti: «Eh».
Di Sotto: «Bisognava fare un’altra società a cui intestare le convenzioni della risonanza e della Tac».
Proietti: «Non lo potevi fare, purtroppo».
Di Sotto: «Perché?».
Proietti: «E perché non c’hai una… lo dovevi intestare per forza ad una società che già esisteva. Questo è tutto…».
Di Sotto: «Eh, lo so, lo so, non è quello… mica sto dicendo questo. Io sto dicendo un’altra cosa: che mi rode il culo che la gente, praticamente, si trova che si chiama Fini o si chiami Di Sotto, è uguale, si trova tutto quello che vuole… senza muovere il culo. Capito?».

Altro excerptum dell’eloquio della signora Fini: «E’questo che io non voglio più permettere… ed è per questo che l’ho detto a Gianfranco… ho fatto vedere il foglio a Gianfranco, che ha fatto, dico: ‘io ho tirato fuori ’sti soldi, gli ho tir… e a te non t’ho chiesto ‘a’ perché tu mi hai detto: ‘non mi mettete più in mezzo’, ok. Però tu sappi che se tiri fuori mille lire per tuo fratello, andiamo a litigare io e te, primo. Secondo, mi sono rotta il c… che la gente c’ha le cose quando pagano gli altri.».
E non ci sono solo loro.
Ci sono giudici che aggiustano sentenze.
C’è Fabio Sabbatani Schiuma, vicepresidente del consiglio comunale per AN poi finito sotto inchiesta proprio per quella storia.
Che chiama Salvatore Sottile e confessa.
E’ il 12 marzo 2005.
«Ho fatto un buon lavoro… Sono stato io Salvatore. Non si dice in giro perché mi stanno a cercare per ammazzarmi… sono io che ho prodotto tutta la documentazione alla Corte d’Appello. Non ho utilizzato la procedura esatta nella richiesta di queste schede anagrafiche… col computer, con un pirata. Ci siamo inseriti dentro e abbiamo preso tutto quanto. So’ tre giorni che sto a buttato qua alla Corte d’Appello… Solo che mo’ mi possono rompere il cazzo per violazione dei dati della privacy perché io non li ho comunicati a nessuno… ».

Insomma, fosse solo Vittorio Emanuele, il lombrosiano delinquenziale.
Si potrebbe invocare una degenerazione piemontese, come parerebbe suggerire il caso Lapo Elkann.
Ma qui sono tutti così.
Gangster di mezza tacca.
Feccia in erezione perpetua.
Politicanti eternamente alluzzati perchè ubriachi di potere, di soldi non guadagnati, di arroganze ed impunità.
Ignoranti.
Di una volgarità e bassezza totale, continuata e compiaciuta.
Un linguaggio e uno stile che credevamo di Vanna Marchi, della figlia con la faccia malvagia e del mago Do Nascimiento, è invece l’eloquio comune tra parlamentari, mogli di onorevoli e ministri, portaborse e loro macrò, funzionari dei monopoli che si fanno corrompere, giudici che aggiustano, giornalisti che prendono due o tre miliardi l’anno perché «confezionano su misura» le trasmissioni, e nani, e ballerine.
E’ l’Italia che deruba noi contribuenti, che sgavazza e gode su un Paese che retrocede in economia e in civiltà.
Questi, bisogna buttarli giù.
Bisogna sbatterli fuori, sloggiarli dalle loro greppie.
Questa è la repubblica di Vanna Marchi, e il ritorno alla monarchia non sarebbe meglio.
Questi bisogna distruggerli politicamente, per non perdere il rispetto di noi stessi.
O forse siamo così anche noi?
Tutti noi?

Maurizio Blondet

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Quando la guerra e’ ancora piu’ sporca

Posted on June 6, 2006

Che armi non convenzionali siano sempre state usate in guerra, e’ un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti. Dalle granate al fosforo, ai gas usati in modo massiccio nella prima guerra mondiale, per non parlare del napalm della guerra del Vietnam.
Ma almeno, in questi casi, le armi erano chiamate con il loro nome, e nessuno si sarebbe mai sognato di dire che “i gas in realta’ non facevano male ai soldati”. Erano strumenti di morte.

Oggi la propaganda mediatica riesce a cambiare persino queste cose. Oggi armi sporche, violente, terribili, vengono usate senza ritegno. Ed i morti civili sono “effetti collaterali”, o peggio ancora, “non collegabili alle bombe”.

Chi ha seguito con un minimo di attenzione le polemiche degli ultimi anni avra’ gia’ capito di cosa sto parlando: delle munizioni ad uranio impoverito. Usate da U$A e Europa in modo massiccio prima nell’operazione “Antica Babilonia” in Iraq, poi nei Balcani durante la guerra di Bosnia, ed infine durante l’ultima, drammatica guerra in Iraq.

Perche’ uranio impoverito? Perche’ e’ economico, in primo luogo. Viene ricavato dalle barre usate come combustibile nelle centrali nucleari, quindi e’ un prodotto di scarto. Le sue proprieta’ fisiche sono devastanti, per il tipo di guerra attuale: permette alle munizioni di raggiungere temperature altissime (c’e’ chi parla di 5000-6000, chi di 10000 gradi) e di sciogliere le corazze di carri armati come burro.

Ma il problema e’ tutto nelle polveri che vengono rilasciate al momento dell’impatto. Si tratta di particelle leggerissime che possono essere trasportate dal vento per migliaia di chilometri (basti pensare che in seguito al primo massiccio bombardamento con queste armi in Iraq la percentuale di particelle di questo tipo rilevata a LONDRA e’ quadruplicata). Ed all’effetto radioattivo su cui si concentrano i tentativi di smentita delle autorita’ ufficiali, associa un potere mutageno terrificante. A prescindere dalla sua radioattivita’ l’uranio danneggia il DNA causando disfunzioni nelle cellule e errori a valanga nella produzione di proteine. Secondo gli ultimi studi pare essere questa la causa principale delle terribili mutazioni riscontrate sulla popolazione civile laddove questo strumento di morte fu utilizzato.

Si parla di centinaia di bambini nati deformi. Non vi allego immagini, sarebbe troppo cruento: se proprio volete, usate google per questo, ma sono cose veramente tristi. Oltre a loro anche i nostri soldati furono colpiti da malattie e tumori - soprattutto leucemie, come la sindrome di Hodgkin. Piu’ di 300 soldati italiani contrassero questo linfoma durante l’operazione Antica Babilonia.

Di fronte a dati cosi’ sconcertanti, un qualunque essere umano dotato di un briciolo di sensibilita’ penserebbe di sospendere l’uso di queste armi. Almeno finche’ non ne venga dimostrata (cosa impossibile, ma concediamo il dubbio) la loro estraneita’ a siffatti crimini contro l’umanita’. Ed invece, proprio in questi giorni, giunge la notizia che gli U$A hanno ordinato la produzione di armi all’uranio impoverito per 38 milioni di dollari.

Ma che bella la pace, liberta’ e democrazia made in U$A…

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ADSL: telecom infame…

Posted on June 3, 2006

Cross-posto dal blog di Beppe Grillo (che ho appena aggiunto nel blogroll):

<< come molti sanno, il segnale ADSL e quello analogico viaggiano in contemporanea sullo stesso cavo, ma a frequenze diverse. Su uno stesso cavo, quindi, sono disponibili due “bande” di segnale, di cui una viene occupata dal normale traffico telefonico ed una riservata alle connessioni ADSL. Quello che pochi sanno è che la singola “banda” di ogni cavo copre fino a 700 numeri telefonici. A detta del rappresentante di Telecom, nel mio comune, quando è stata superata la soglia dei 700 numeri la Telecom, per risparmiare, anziché installare un secondo cavo, ha preferito codificare i successivi numeri a più alta frequenza, facendoli viaggiare sul medesimo cavo.
In parole povere, l’ADSL non c’è (e non ci può essere) per il semplice fatto che la Telecom ha occupato entrambe le “bande” per il normale traffico telefonico. >>

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Debito pubblico? No, debito rosso

Posted on June 1, 2006

Dopo appena venti giorni dall’elezione, il “compagno gentiluomo” Giorgio Napolitano, il “Presidente di tutti”, colui che nel discorso parlo’ di “equidistanza dalle parti”, inizia a fare il proprio lavoro. Quello sporco. La grazia a Ovidio Bompressi (e quella che arrivera’ a breve per Adriano Sofri) sono un indecente regalo al cattivo gusto e un’offesa al senso storico. Una persona che ha fatto anni a chiedere di “non dimenticare l’Olocausto” e “ricordare i valori della resistenza”: sembra incredibile come si sia dimenticata dopo appena 20 anni di un omicidio spietato e assurdo. E ancora piu’ incredibile pare la disinvoltura con cui chieda “scusa” alla moglie del Commissario Calabresi, dopo essersi dimenticato di avvisarla della grazia all’assassino del marito. Che schifo. Ma d’altra parte, da un imboscato come Napolitano, che gia’ da giovane per contrastare il Fascismo si era infiltrato nel GUF, non ci si puo’ aspettare di meglio. Un picchiere rosso infiltrato tra i moderati… e questo e’ il nostro presidente della repubblica. Siam messi bene, eh?

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